"Rallegriamoci tutti nel Signore, nel suo servo Francesco
ci dona la pace".
Eminentissimo Sig. Cardinale Legato Pontificio
Venerati Confratelli nell'Episcopato e nel Presbiterato
Reverendissimi Ministri Generali degli Ordini Francescani
Sig. Presidente della Camera dei Deputati
Sig. Ministro rappresentante del Governo
Onorevoli Autorità Nazionali, Regionali, Provinciali e Comunali
Carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore.
1. Nell'antifona di ingresso abbiamo cantato la motivazione più
profonda della gioia con la quale da tutte le Chiese di Sicilia
siamo venuti in pellegrinaggio in questa Basilica Patriarcale per
offrire, a nome di tutti gli italiani, l'olio per la Lampada votiva
che arde perennemente davanti alla tomba di S. Francesco, Patrono
d'Italia.
Preparati e guidati dai suoi figli, che a nome di tutto l'Episcopato
Siciliano saluto e ringrazio nelle persone dei Rev.mi Ministri Generali
delle quattro famiglie francescane, siamo venuti nel segno dell'unità
nazionale, per invocare il dono della pace nel mondo, in Italia,
in Sicilia, attraverso l'intercessione "del più santo
degli italiani e del più italiano dei santi" e anche
di Santa Chiara nella felice e significativa coincidenza con il
750° anniversario della sua morte.
"Rallegriamoci tutti nel Signore, nel suo servo Francesco ci
dona la pace". E noi siam venuti per accoglierla con la luce
della fede, con l'anelito della speranza e con la forza della carità,
le tre virtù teologali che l'olio e la lampada accesa simboleggiano
e ripropongono alla nostra attenzione per un salutare esame di coscienza
e un rinnovato impegno di vita cristiana.
2. Offriamo anzitutto a S. Francesco l'olio della nostra fede,
affinché sia limpida, solida, dinamica, come la sua.
Una fede limpida fu quella di Francesco, perché innamorato
pazzamente di Cristo crocifisso, divenuto l'unica ragione della
sua esistenza, per cui meritò di diventarne un'immagine viva
e portare nel corpo le stigmate della sua passione.
Una fede solida, perché alimentata quotidianamente dalla
parola di Dio, con quell'umiltà dell'intelligenza e del cuore
che è condizione per meritare e accogliere la rivelazione
del Padre, come ci ha detto Gesù or ora nel Vangelo.
Una fede dinamica, perché animata da quella forte tensione
missionaria, che fece di S. Francesco e dei suoi frati gli umili
e preziosi araldi itineranti del Vangelo per le vie del mondo.
3. Tale dovrebbe essere anche la nostra fede. Ma purtroppo non
è così. Non possiamo, infatti, negare che anche in
Italia si fa strada quella "apostasia silenziosa" che
il Papa, - al quale va il nostro orante e benaugurate pensiero -
ha denunciato nel più vasto contesto europeo a causa della
ignoranza religiosa, della frattura tra fede e vita e delle molteplici
sfide delle culture dominanti.
La fede è ostacolata dalla mentalità laicista, che
considerando la religione come inutile, frutto di suggestione e
d'ignoranza, la ritiene lesiva della dignità dell'uomo e
dannosa per il suo sviluppo, perché con i suoi dogmi ne asservirebbe
l'intelligenza e con la sua morale oscurantista ne ostacolerebbe
il pieno esercizio della libertà, per cui essa andrebbe relegata
nel privato, senza alcuna rilevanza pubblica. E anche per questo,
contro ogni verità storica, si negano le radici cristiane
del nostro Continente.
La fede oggi è sfidata dal secolarismo terrenista e scientista,
che mette tra parentesi Dio, ritenendolo addirittura un ostacolo
all'affermazione e al progresso dell'uomo, il quale sarebbe in grado
di costruire il suo futuro senza Dio, sostituito dal progresso indefinito
della tecnica e della scienza, in un orizzonte puramente temporale
e terreno.
La fede è insidiata dal materialismo pratico, edonista, consumista,
permissivo e libertario, che porta di conseguenza al relativismo
morale e all'indifferenza religiosa, perché preoccupato solo
o prevalentemente del benessere materiale e dei nuovi miti che lo
sostengono con l'uso tante volte scorretto dei pur prestigiosi mezzi
di comunicazione, e perciò con grave pregiudizio dei valori
oggettivi e della vita morale.
4. Per queste ragioni S. Francesco invita noi cristiani a una testimonianza
di fede più robusta e convinta, più visibile e incisiva,
più illuminante e persuasiva, più coerente e fattiva:
in una parola, più missionaria, in vista della nuova evangelizzazione.
Con la sua radicalità evangelica ci ricorda che testimoniare
la fede significa seguire il Cristo nella via del Vangelo con coerenza,
senza fratture tra il credere e l'operare, sia nella vita privata
come in quella pubblica, ovunque, in casa, in ufficio, a scuola,
sul posto di lavoro, per strada, senza vergognarsi della Croce di
Cristo, che è la nostra salvezza e la nostra gloria.
Con la sua incondizionata fedeltà al Papa, alla Santa Sede,
alla sacra Gerarchia, ci ricorda che non si può essere fedeli
a Cristo se non si è fedeli alla Chiesa, che non si possono
fare indebite e soggettive selezioni tra le verità del Vangelo
e gli insegnamenti del Magistero. Il soggettivismo della fede e
l'indebolimento dell'appartenenza ecclesiale non qualificano il
cristiano, ma ne compromettono la vera identità.
Con la sua ardimentosa e inarrestabile tensione missionaria, S.
Francesco ci ricorda che testimoniare la fede significa professare,
difendere e diffondere la verità che promana dal Vangelo
e dalla Croce di Cristo ovunque e con coraggio, senza lasciarsi
blandire dalle ideologie, senza lasciarsi irretire dai compromessi,
senza lasciarsi imbavagliare dalle minacce o dalla paura, sapendo
andare, quando occorre, anche contro corrente.
5. Offriamo a S. Francesco l'olio della nostra speranza, affinché
sia motivata e ardente come la sua.
Era motivata la sua speranza, perché ancorata sulla fede
e totalmente fondata su Cristo. Nella sua giovinezza aveva ceduto
alle illusorie e false promesse del mondo alla ricerca di una felicità
fondata sugli idoli del denaro, del piacere, del successo, finché
non fu folgorato dalla luce del Vangelo che lo liberò dalle
seduzioni menzognere del mondo, e lo aiutò a scoprire il
vero senso della vita. Ricordiamolo tutti, ma in modo particolare
i giovani, venuti così numerosi per ispirarsi alla singolare
avventura di Francesco e di Chiara.
Quanto il Siracide, nella prima lettura, ha attestato del Sommo
sacerdote Simone, giustamente è applicato al Poverello di
Assisi: non solo perché nella sua vita riparò il tempio
e fortificò il santuario di Dio che è la Chiesa, ma
anche perché nella Chiesa e nel mondo rifulse come un astro
mattutino di speranza fra le nubi della confusione, della corruzione,
delle eresie, delle lotte, delle guerre in cui si dibatteva la società
del suo tempo.
6. Ma non molto dissimile è la società del nostro
tempo.
Coma ha scritto il Papa nella recente esortazione Ecclesia in Europa,
"il tempo che stiamo vivendo, con le sfide che gli sono proprie,
appare come una stagione di smarrimento. Tanti uomini e donne sembrano
disorientati, incerti, senza speranza, e non pochi cristiani condividono
questi stati d'animo" (EE, 7).
Certo, i terrorismi, le guerre, le guerriglie che in tante parti
del mondo seminano violenze, distruzioni e morte senza fine, la
crescente crisi della famiglia, minacciata nella sua vera identità,
il diffondersi delle devianze giovanili sempre più precoci,
il dramma della disoccupazione, l'espandersi della criminalità
diffusa, e i sussulti eversivi e sanguinari di quella organizzata,
i delitti contro la vita dal suo sbocciare al suo termine naturale,
come anche l'imperversare del dissesto ecologico e della violenza
negli stadi, non aprono il cuore alla speranza. Non mancano, tuttavia,
segnali positivi di bene che ci invitano a sperare. Ma ricordiamolo:
la vera speranza che non delude è soltanto Cristo. Lo abbiamo
ripetuto nel Salmo responsoriale: "Sei tu, Signore, l'unico
mio bene". A lui dobbiamo ritornare, da lui dobbiamo ripartire.
7. Offriamo, infine, a S. Francesco l'olio della nostra carità,
affinché sia operosa come la sua, imparata alla scuola di
Gesù, "mite e umile di cuore".
"Come un carbone ardente, pareva tutto divorato dalla fiamma
dell'amore divino", dell'amore trinitario, attesta di lui S.
Bonaventura.
Ma per Francesco la prova del nove dell'amore a Dio è l'amore
verso tutti gli uomini, senza frontiere e senza restrizioni, soprattutto
verso i nemici, con la forza del perdono, che spezza la spirale
dell'odio, del rancore, della ritorsione, della vendetta. Per questo
non cessa di cantare: "Laudato si, mio Signore, per quelli
che perdonano per lo tuo amore. Beati quelli che 'l sosterranno
in pace".
8. La pace è il frutto dell'amore e del perdono.
Come dono di Dio, va invocata con la preghiera, va attinta alla
sua sorgente inesauribile, l'Eucaristia, e ritrovata, quando è
perduta a causa del peccato, nel Sacramento della Riconciliazione.
Quanta attenzione S. Francesco ha posto verso questi sacramenti
risulta ampiamente dai suoi scritti, soprattutto dalle lettere ai
Chierici, ed è significativo che il Papa oggi la riproponga
con insistenza a tutta la Chiesa.
Ma non può esserci pace senza giustizia. Lo scenario delle
povertà vecchie e nuove, materiali e morali, che si allarga
spaventosamente in un mondo globalizzato, interpella le nostre coscienze,
esige risposte concrete con quella "fantasia della carità"
della quale fu capace S. Francesco e che deve rendere capaci anche
noi, "non solo nel prestare l'aiuto e il soccorso della generosità,
ma anche e soprattutto nel farci vicini, solidali con chi soffre"
(NMI, 50).
9. Garantire la giustizia per promuovere la pace è compito
di tutti, ma in modo preminente di quanti, ad ogni livello, hanno
responsabilità politiche e amministrative.
La presenza delle massime autorità nazionali, regionali,
provinciali, comunali della nostra Sicilia, che saluto con deferente
rispetto, ha un alto ed esigente significato: esprimere a S. Francesco
il proposito di porsi, concretamente e uniti, a servizio del nostro
popolo, provato in questi quindici anni da stragi e da sofferenze,
ma desideroso di riscatto e capace di futuro perché ricco
di grandi potenzialità, purtroppo non sempre riconosciute
e adeguatamente valorizzate.
Questo chiede S. Francesco, guardando soprattutto ai poveri, alle
famiglie, ai giovani, che devono essere al centro di ogni programmazione
politica, finalizzata veramente a servizio dell'uomo.
10. A tutti, infine, rivolge la prima e fondamentale raccomandazione
contenuta nel suo messaggio ai Reggitori di popoli: "Non dimenticate
il Signore, assorbiti come siete dalle cure e dalle preoccupazioni
di questo mondo, e non deviate dai suoi comandamenti".
E' un'esortazione che tutti dobbiamo accogliere come il proposito
più concreto del nostro pellegrinaggio di fede e di conversione.
Un proposito corale che affidiamo, a conclusione dell'Anno del Rosario,
all'intercessione di Maria, la nostra Odigitria, alla quale chiediamo,
per amore di S. Francesco e Santa Chiara, di benedire la Sicilia,
l'Italia, l'Europa, il Mondo. Amen.